Oltre la produttività: come l’efficienza di flusso genera migliore qualità

Nel mondo dei servizi, la convinzione che il raggiungimento di efficienza e qualità siano obiettivi in contrasto è un sintomo rivelatore di un fondamentale equivoco. Tale percezione, che costringe a un perenne gioco di equilibri, nasce da una profonda incomprensione della fisica del lavoro intellettuale (knowledge work), dove si presume che per ottenere più qualità sia necessario sacrificare la velocità e, viceversa, che la ricerca dell’efficienza porti inevitabilmente a compromessi sul risultato.

Questo articolo intende spiegare perché tale percezione è errata, dimostrando che la vera efficienza operativa – definita come efficienza di flusso – non solo coesiste con la qualità, ma ne è il principale motore. Vedremo come il miglioramento dei tempi impiegati per l’attraversamento di un sistema e per la generazione del valore porti intrinsecamente a una maggiore prevedibilità, a risultati di qualità superiore e, di conseguenza, a una più profonda soddisfazione del cliente. La qualità non è un traguardo da raggiungere a discapito dell’efficienza, ma la sua naturale conseguenza.

Nel seguito, ridefiniremo il concetto di efficienza per svelarne il legame diretto con la qualità, dimostrando come un’organizzazione matura non debba mai scegliere tra fare le cose bene e farle velocemente.

Ridefinire l’efficienza: dal “tenere tutti occupati” al “far scorrere il lavoro

Adottare una corretta definizione di efficienza non è un mero esercizio stilistico, ma una decisione strategica che determina le performance di un’intera organizzazione. Ancora in molte realtà, il paradigma dominante è quello dell’efficienza delle risorse, un modello obsoleto che mira a massimizzare l’utilizzo del tempo delle persone. Questo approccio, che parte dal presupposto che un dipendente “occupato” sia un dipendente produttivo, è in netto contrasto con il più moderno ed efficace concetto di efficienza di flusso.

L’efficienza di flusso non misura quanto sono occupate le persone, ma la velocità con cui un qualunque elemento di lavoro richiesto dal cliente attraversa il nostro sistema. Questa metrica calcola la percentuale di tempo in cui un’attività viene elaborata attivamente rispetto al tempo totale che trascorre all’interno del processo, incluse le fasi di attesa, le code e i blocchi. Come insegna il Toyota Way, le principali fonti di inefficienza che ostacolano il flusso sono:

• Muri (sovraccarico): persone e sistemi sovraccaricati di lavoro.

• Mura (irregolarità): un flusso di lavoro incostante e imprevedibile.

• Muda (spreco): attività che non aggiungono valore.

Concentrarsi esclusivamente sull’efficienza delle persone e delle risorse ha un impatto profondamente negativo. La pressione per “tenere tutti occupati” genera un aumento del lavoro in corso (WIP – Work in Progress), incentiva il multitasking e frammenta l’attenzione. I team, costretti a passare continuamente da un’attività all’altra, perdono il focus, commettono più errori e accumulano ritardi. Invece di accelerare, il sistema rallenta, e la qualità del lavoro diminuisce drasticamente.

Una volta compresa la vera natura dell’efficienza come fluidità del flusso che crea valore, il suo legame indissolubile con la qualità diventa evidente e inevitabile.

Il legame indissolubile: come i flussi di lavoro efficienti migliorano la qualità

Le pratiche mirate a migliorare l’efficienza di flusso non sono semplici ottimizzazioni operative; hanno un impatto diretto, positivo e misurabile sulla qualità del prodotto finale e del servizio erogato. Quando un’organizzazione smette di concentrarsi sull’essere “occupata” e inizia a focalizzarsi sul far scorrere il lavoro, la qualità emerge come risultato naturale del processo.

Riduzione di rilavorazioni e failure demand

La failure demand è il lavoro generato da uno scarso servizio al cliente. Non si tratta solo di correzione di difetti, ma include anche rilavorazioni di specifiche o di progettazione dovute a comunicazione insufficiente, nonché lavoro abortito perché basato su requisiti errati. Queste attività sono pura inefficienza: consumano tempo e risorse senza produrre nuovo valore. Migliorare il flusso significa identificare ed eliminare sistematicamente le cause di questo spreco. Un processo efficiente riduce le rilavorazioni, assicurando che il lavoro venga eseguito correttamente la prima volta e liberando capacità per creare valore. Questo si traduce direttamente in un prodotto di qualità superiore per il cliente, che non subisce i costi e i ritardi derivanti da difetti o errori interni.

Prevedibilità che genera fiducia

Un flusso di lavoro regolare e prevedibile è il fondamento di un servizio affidabile. La fiducia del cliente non si costruisce con grandi risultati occasionali, ma con la certezza di piccoli buoni risultati costanti. La prevedibilità non significa essere perfetti, ma fare una promessa e mantenerla con costanza. Il meccanismo alla base di questo è la capacità di impegnarsi su un livello di servizio statisticamente valido, come l’85° percentile: promettere, ad esempio, che “l’85% delle richieste sarà completato entro 10 giorni“. Consegnare costantemente sei articoli su sette entro i termini promessi è una soglia psicologicamente accettata che trasforma l’affidabilità in fiducia, un attributo fondamentale della qualità percepita.

Limitare il lavoro in corso (WIP) per aumentare la focalizzazione

Una delle pratiche più efficaci per migliorare l’efficienza di flusso è limitare il WIP. L’impatto sulla qualità è immediato e meccanico: quando il limite al WIP non consente di avviare nuovo lavoro, i membri del team che sarebbero altrimenti inattivi sono incentivati a collaborare attivamente. Questo fenomeno, noto come swarming, li porta a convergere su attività bloccate o su quelle più complesse. La riduzione del multitasking e l’aumento della collaborazione consentono ai team di focalizzarsi, commettere meno errori, risolvere i problemi più rapidamente e produrre risultati di qualità superiore al primo tentativo.

Comprendere come queste dinamiche si intrecciano nel percorso di crescita di un’organizzazione è fondamentale. Il Kanban Maturity Model ci offre una mappa per osservare questa evoluzione nel concreto.

Un viaggio verso la qualità: l’evoluzione attraverso il Kanban Maturity Model (KMM)

Il Kanban Maturity Model (KMM) è un modello evolutivo che descrive il percorso di un’organizzazione verso una maggiore agilità, resilienza e performance. Il passaggio tra i suoi livelli di maturità illustra perfettamente come l’efficienza di flusso e la qualità si sviluppino in sinergia, l’una alimentando l’altra. L’evoluzione dal livello di maturità ML2 a ML3 rappresenta un punto di svolta cruciale in questo viaggio.

CaratteristicaLivello di maturità 2 (ML2) – Customer-DrivenLivello di maturità 3 (ML3) – Fit-for-Purpose
MottoMai lo stesso risultato due volteAdatto allo scopo” (Fit-for-Purpose)
RisultatiInconsistenti e imprevedibili per il cliente.Consistenti, affidabili e in linea con le aspettative del cliente.
Fonte del successoSforzi eroici di singoli manager che “spingono avanti” il lavoro.Processi stabili e un sistema resiliente che genera il valore.
Fiducia del clienteRiposta in individui specifici (i manager eroi), non nel sistema.Riposta nell’organizzazione e nei suoi processi prevedibili.
Stato del sistemaSpesso sovraccarico, con un bilanciamento inefficace tra domanda e capacità.Domanda e capacità sono bilanciate, generando un flusso di lavoro prevedibile.

La transizione da ML2 a ML3 segna il passaggio da un’organizzazione che prova a servire il cliente a una che ci riesce in modo sistematico. Questo salto qualitativo è reso possibile dall’adozione di pratiche di ML3 come la gestione sistematica dei blocchi, l’uso di metriche end-to-end come il lead time, per comprendere la reale performance, e il bilanciamento attivo tra domanda e capacità attraverso i Replenishment Meeting. È proprio questo focus sul rendere il flusso stabile e prevedibile che permette di raggiungere lo standard di qualità “fit-for-purpose”.

Questa evoluzione, tuttavia, non può reggersi solo sulle pratiche: richiede delle solide fondamenta culturali.

Le fondamenta culturali: i valori che supportano efficienza e qualità

Le pratiche, da sole, non sono sufficienti per garantire un miglioramento sostenibile. Dietro ogni sistema di lavoro efficiente e di alta qualità c’è una cultura organizzativa che promuove attivamente i comportamenti corretti. Senza i valori giusti, anche le migliori metodologie sono destinate a fallire.

Trasparenza

La trasparenza è il fondamento del miglioramento e della fiducia. Visualizzare il lavoro rende immediatamente evidenti colli di bottiglia, impedimenti e inefficienze, permettendo ai team di agire. Tuttavia, la trasparenza può incontrare forti resistenze, come dimostra l’aneddoto di un vice-presidente che una volta strappò una portfolio kanban board dal muro perché minava la sua capacità di controllare la narrazione. Questo valore è così cruciale da essere codificato in un filtro decisionale: preferire la condivisione delle informazioni e la democratizzazione del processo decisionale, al nascondere le informazioni e centralizzare il potere.

Collaborazione

Una cultura collaborativa, che abbatte i silos funzionali, è essenziale per ottimizzare il flusso. Quando i team lavorano insieme, sono in grado di risolvere i problemi che attraversano i confini organizzativi in modo molto più rapido ed efficace. La collaborazione ha anche un impatto diretto sulla qualità: la condivisione delle conoscenze previene gli errori, mentre la responsabilità collettiva sul risultato finale garantisce che ogni parte del processo sia curata con la massima attenzione.

Focalizzazione sul cliente

Infine, un autentico orientamento al cliente fornisce lo scopo e la direzione per ogni sforzo di miglioramento. A partire da ML2, l’organizzazione inizia a comprendere i cosiddetti fitness criteria: i criteri che i clienti usano per decidere se utilizzare un servizio. Questa comprensione permette di focalizzare gli sforzi di efficientamento solo su ciò che genera valore reale. L’efficienza non è fine a se stessa, ma è finalizzata a soddisfare meglio uno scopo. Comprendere questo scopo permette di eliminare gli sprechi e di concentrarsi su ciò che definisce la qualità agli occhi di chi riceve il servizio.

Conclusione: efficienza e qualità, due facce della stessa medaglia

L’idea che efficienza e qualità siano in conflitto è un mito che limita il potenziale di troppe organizzazioni. Come abbiamo visto, l’efficienza di flusso e l’alta qualità non sono obiettivi concorrenti, ma risultati interdipendenti di un sistema di lavoro maturo e ben gestito. Sono, in sostanza, due facce della stessa medaglia.

Una corretta definizione di efficienza, focalizzata sul far scorrere il lavoro e non sul tenere le persone occupate, è il primo passo. Le pratiche che ne derivano, come la limitazione del WIP e la riduzione della failure demand, hanno un impatto diretto e positivo sulla qualità, generando prevedibilità e costruendo la fiducia dei clienti. Infine, una cultura basata su trasparenzacollaborazione focalizzazione sul cliente fornisce il terreno fertile su cui questo circolo virtuoso può crescere e prosperare.

Smettete di misurare l’utilizzo del tempo delle persone, un indicatore che premia l’inefficienza di flusso. Iniziate a gestire il lavoro come un asset che fluisce verso il cliente, non come un’agenda da riempire. Così facendo, sbloccherete livelli superiori non solo di efficienza, ma anche di quella qualità che vi renderà veramente leader nel vostro mercato.

Ho pubblicato originariamente questo articolo per il portale Kanban Help, al quale collaboro insieme al collega Luca Gambetti.
Visita Kanban Help – www.kanban.help – per conoscere gli strumenti formativi e di coaching che ti possono aiutare a introdurre il metodo Kanban nella tua azienda.

Swarming ovvero un aiuto per un mondo di code

Il mondo in cui ci siamo venuti a trovare a causa del COVID-19 è caratterizzato dalle code. Con la necessità del ‘social distancing’, di mantenere la ‘distanza sociale di sicurezza’, si sono create code lunghissime ovunque. Code fisiche, come le code che si formavano fuori dai supermercati i primi giorni dell’emergenza, o code virtuali, ora che progressivamente si sta riaprendo e ci si sta organizzando per gestirle con sistemi di ticketing via app. Ma ormai viviamo di code e sono sempre code lunghe. Quali metodi ci possono aiutare a gestire meglio le code e i servizi che si rinnovano in un mondo che è cambiato?

Prendendo spunto da ITIL4, edizione più recente del framework più noto per la gestione dei servizi non solo IT, mi viene in mente Swarming (letteralmente lo ‘sciame delle api’), un approccio che viene suggerito per aiutare a migliorare la gestione delle code. Di che cosa si tratta?

Swarming è definito come ‘un metodo per gestire il lavoro in cui un gruppo di risorse specialistiche o di stakeholder lavorano su un’attività inizialmente tutti assieme fino a quando non diventa chiaro chi è nella posizione migliore per continuare a svolgere il lavoro e a quel punto gli altri sono lasciati liberi di dedicarsi ad altri compiti’. Proviamo a capire meglio cosa significa in pratica.

L’idea fondamentale di Swarming parte da alcune osservazioni sui  limiti di efficacia dei sistemi classici di gestione delle code:

  • i ticket tipicamente vengono assegnati alle differenti code da parte del primo livello (chi prende in carico la richiesta) e il primo livello spesso non ha le competenze per valutare ne la priorità del ticket né a quale gruppo inoltrare il ticket stesso. Quello che spesso succede è che il ticket viene instradato in maniera non corretta e quindi deve essere riassegnato successivamente a una coda diversa allungando i tempi di evasione della richiesta perché il ticket resta in giro per molto più tempo prima di venire assegnato al gruppo di lavoro che è in grado di risolverlo e di gestirlo correttamente
  • la scarsa comprensione della richiesta porta spesso a fare escalation verso team di specialisti per dei ticket per i quali in realtà non sarebbe necessario, causando così un sovraccarico sulle risorse più specializzate alle quali viene assegnato il ticket e così facendo rallentando il processo e allungando i tempi di evasione della richiesta

Cosa fa quindi Swarming? In realtà fa la cosa più vecchia del mondo, quella che abbiamo sempre visto fare a tutti i ristoratori capaci di gestire l’affollamento dentro e fuori dal proprio locale: qualcuno, di solito il titolare nel locale, non si prende alcun compito preciso ma dedica il suo tempo a verificare se tutte le situazioni nelle quali viene gestita una coda stanno funzionando correttamente e se non stanno funzionando correttamente interviene a supporto. Gli interventi del titolare tipicamente riguardano:

  • la coda all’esterno del locale, dalla quale vengono fatti passare avanti gruppi piccoli , tipicamente di due persone, perché magari all’interno si sono liberati dei tavoli da due
  • Il monitoraggio delle richieste in cucina, per verificare che non ci siano intoppi all’evasione in tempi accettabili
  • il monitoraggio dei tavoli per accertarsi che non ci sia nessun ospite che sta aspettando un tempo eccessivo per ricevere il servizio al tavolo

Questo esempio, che abbiamo tutti sotto gli occhi, ci aiuta a capire quelli che nella sostanza sono i tre tipi di Swarming che vengono suggeriti:

  • Dispatch Swarms: esperti vanno a pescare dalla coda in ingresso al sistema non necessariamente l’attività che si trova in prima posizione e mandano invece avanti quelle attività per le quali vedono la possibilità di essere evase in maniera efficace rapidamente; nel nostro esempio è il titolare del locale (il nostro ‘esperto’) che esce e verifica se ci sono gruppi corrispondenti ai tavoli che si sono liberati all’interno e li manda avanti
  • Backlog Swarms: esperti vanno regolarmente a verificare le attività presenti nelle varie code all’interno del sistema e le evadono o le riassegnano ad altre code senza generare inutili attese; nel nostro esempio è sempre il titolare del locale che verifica regolarmente la coda delle richieste alla cucina o al forno della pizza e riorganizza il lavoro in modo da far procedere più spedita l’evasione delle richieste, eventualmente svolgendo lui stesso il lavoro
  • Drop-in Swarms: esperti monitorano regolarmente il lavoro di altri operatori e intervengono a supporto quando lo ritengono opportuno per accelerare il lavoro; nel nostro esempio è di nuovo il titolare del locale che monitora il lavoro dei camerieri ai tavoli e interviene a loro supporto qualora ritenga che possa essere utile per accelerare e migliorare il servizio

Come si vede bene è un’idea antica, che se applicata in modo sistematico può migliorare di molto la gestione del servizio anche in presenza di lunghe code. L’obiezione principale che viene fatta all’adozione dello Swarming è il fatto che l’impiego di esperti in un ruolo di supporto e quindi in definitiva senza nessun ruolo proprio assegnato, è visto come un uso inefficiente delle risorse aziendali.

L’esempio che ho fatto del nostro ristoratore penso tolga qualunque dubbio: abbiamo sperimentato tutti come i locali in cui il titolare svolge le azioni appena descritte siano nel complesso più efficienti.

Peraltro tali locali sono anche più gradevoli perché il titolare di solito non si limita a fare Swarming ma coinvolge gli avventori in una esperienza umana che poi è la vera ragion d’essere del suo lavoro e del suo servizio. E in questo momento abbiamo bisogno soprattutto di quello, di una migliore esperienza di servizio, nonostante la mascherina sul viso.