Budgeting con Kanban: una guida pratica per pianificare la capacità di un’intera azienda

Il processo di budgeting annuale è, per molte aziende, un rituale stressante e spesso frustrante. Si trascorrono settimane a elaborare stime dettagliate, negoziare risorse e definire obiettivi ambiziosi, per poi scoprire che questi documenti sono scollegati dalla realtà operativa quasi dal momento in cui vengono approvati. Questo approccio tradizionale, basato su stime e ipotesi astratte più che su dati concreti, genera un ciclo di sovraccarico, promesse mancate e stress diffuso. L’obiettivo di questo articolo è presentare un metodo alternativo, un approccio evolutivo basato su dati empirici e sui principi Kanban, che trasforma il budgeting da un esercizio astratto a un processo agile, realistico e strategico.

Il mio percorso professionale con questo metodo è iniziato anni fa, quando la lettura del libro Kanban: Successful Evolutionary Change for Your Technology Business ha cambiato radicalmente il mio modo di vedere la gestione del lavoro. Da quel momento, non mi sono più fermato. Ho iniziato ad applicare e sviluppare il metodo Kanban a diversi livelli: dal singolo team, passando per il portfolio di progetti, fino a estenderlo al portfolio dipartimentale e, infine, all’intera capacità aziendale.

In questo articolo, voglio condividere con voi un’attività concreta che sto conducendo: la creazione del budget per il 2026 in un’azienda di servizi di circa tremila persone. Vi guiderò passo dopo passo attraverso un processo di pianificazione della capacità che si fonda sulla realtà misurabile dell’organizzazione, non su ipotesi astratte. Vedremo come trasformare il processo di budgeting in un dialogo strategico basato su dati reali. Tutto inizia con un atto radicale di onestà: smettere di pianificare sulla base dei desiderata e iniziare a misurare la realtà così com’è.

Le fondamenta del nostro budget: dalle persone ai “token” di capacità

Per costruire un budget realistico, dobbiamo partire da una misurazione oggettiva della capacità produttiva reale dell’azienda. Questo primo passo è strategico perché sposta il focus dalla “gestione delle risorse” (resource efficiency), che cerca di tenere le persone sempre occupate, alla “gestione del flusso” (flow efficiency), che si concentra sul far scorrere il lavoro in modo fluido e prevedibile. Questo non è solo un cambio di metrica; è un cambio di paradigma. Come Kanban insegna, la performance aziendale non deriva dal tenere le persone occupate, ma dal far progredire il lavoro di valore.

La fase iniziale per quantificare questa capacità è relativamente semplice e si articola in tre passaggi:

  1. Rilevazione della capacità
    Il punto di partenza è un’analisi pragmatica: contiamo le persone disponibili, le “teste”, per avere un quadro chiaro e inequivocabile della capacità teorica di cui disponiamo oggi. Questo non è un esercizio di stima, ma un censimento che ci ancora alla realtà.
  2. Tokenizzazione della capacità
    Una volta contate le persone, trasformiamo questa capacità umana in “token” di capacità. Questo passaggio ci permette di creare un’unità di misura standard e flessibile per la pianificazione. Invece di pensare a “mezza persona per tre mesi”, pianifichiamo con “X token di capacità”, svincolando il discorso dalle singole persone e rendendolo più strategico e modulare.
  3. Aggregazione a livello aziendale
    Infine, aggreghiamo questi token. Prima li raggruppiamo a livello dipartimentale per avere una visione chiara della capacità di ogni funzione aziendale. Poi, sommiamo i totali dipartimentali per ottenere una visione complessiva e tokenizzata della capacità dell’intera organizzazione.

A questo punto, abbiamo un modello della nostra capacità produttiva. Ma come possiamo essere sicuri che questi token abbiano un significato nel mondo reale? Il passo successivo è ancorare questa teoria alla pratica, collegando i token ai risultati concreti e misurabili che l’azienda è in grado di produrre.

Dalla teoria alla pratica: validare la capacità con il throughput reale

Un modello è utile solo se riflette la realtà. Per questo motivo, il passo successivo è fondamentale: dobbiamo validare il nostro modello di capacità tokenizzata utilizzando un approccio empirico, basato sui dati storici. Questo processo ancora la nostra pianificazione a risultati misurabili, trasformando i token da un concetto teorico a un affidabile strumento previsionale.

Nella mia esperienza, questo si traduce in un’analisi comparativa. Prendiamo la capacità tokenizzata di ogni dipartimento e la confrontiamo con il throughput reale dei sistemi Kanban già attivi. Il throughput è il numero di elementi di lavoro (attività, progetti, ticket) completati in un dato periodo. Nell’azienda in questione dispongo dei dati provenienti da quasi una decina di sistemi Kanban attivi, sviluppati nel tempo. Questo patrimonio informativo mi offre una base empirica solida e affidabile, quantomeno per le funzioni principali.

Dopo aver analizzato i dati storici, possiamo arrivare a una conclusione chiara e supportata dai fatti:

“Ok, con questa quantità di token, otteniamo questo determinato throughput.”

A questo punto, il token non è più solo una convenzione operativa, ma diventa una vera e propria unità previsionale. Abbiamo creato un legame matematico e verificabile tra la capacità che investiamo e i risultati che possiamo realisticamente attenderci. Non stiamo più facendo supposizioni: stiamo costruendo un modello predittivo fondato su evidenze storiche. Questo approccio incarna uno dei principi fondamentali di Kanban: prendere decisioni basate sui dati (data-driven decision making). Con un modello validato, non siamo più in balia di opinioni o pressioni politiche: disponiamo di uno strumento oggettivo per simulare scenari futuri e pianificare con reale cognizione di causa.

La pianificazione strategica come esperimento controllato

Una volta stabilita una relazione affidabile tra capacità (token) e risultati (throughput), la pianificazione strategica si trasforma. Non è più un esercizio statico di allocazione di risorse aziendali, ma una serie di esperimenti controllati per ottimizzare l’utilizzo delle risorse stesse. Questo approccio ci consente di prendere decisioni strategiche con una consapevolezza che i metodi tradizionali non possono offrire.

La fase di simulazione è dove la pianificazione si libera dalle catene dei fogli di calcolo per diventare un vero strumento di navigazione strategica. Iniziamo a simulare diversi scenari, spostando virtualmente i token da un servizio all’altro per osservare l’impatto previsto sul throughput complessivo. Cosa succede se allochiamo il 10% in più della capacità al servizio A a discapito del servizio B? Il nostro modello, basato su dati storici, ci fornisce una previsione attendibile.

Il budget cessa di essere un documento statico e diventa un laboratorio strategico, incarnando il principio Kanban di “migliorare collaborando ed evolvere sperimentando“. La nostra pianificazione annuale non è un più un decreto immutabile, ma una serie di ipotesi concrete da validare, orientate a ottimizzare l’allocazione della capacità per massimizzare i risultati desiderati. L’azienda impara e si adatta attraverso esperimenti controllati, costruendo un budget che non è solo un documento finanziario, ma una vera e propria mappa strategica dinamica.

A questo punto, possiamo estendere questo approccio dalla pianificazione generale alla gestione del portfolio progetti. Avendo misurato il throughput a livello aziendale, sappiamo anche quanta capacità possiamo effettivamente dedicare ai progetti e, di conseguenza, quanti progetti siamo realmente in grado di completare in un anno.

Gestire il portfolio progetti: il flusso upstream

Il segreto per allineare le ambizioni strategiche con la capacità operativa reale risiede nell’applicare i principi Kanban non solo alla fase di esecuzione (il flusso downstream), ma anche e soprattutto alla fase di selezione e pianificazione dei progetti (il flusso upstream). Si crea un vero e proprio sistema controllato, a monte, per la selezione delle iniziative da avviare in funzione della capacità produttiva. Gestire il flusso upstream significa smettere di avviare più lavoro di quanto se ne possa completare, concentrandosi solo sulle iniziative che generano il massimo valore.

Definire il limite al lavoro in corso (WIP Limit)

Il cardine di questo sistema è l’introduzione di un WIP limit (limite al lavoro in corso) a livello di portfolio progetti. Questo non è altro che un limite al numero di progetti che possono essere gestiti contemporaneamente dal flusso downstream. Non è una scelta arbitraria, ma una decisione strategica basata sulla nostra capacità effettiva e sui token di capacità che possiamo dedicare ai progetti. Questo limite garantisce che il flusso di lavoro downstream rimanga scorrevole e che le energie dell’organizzazione non vengano disperse su troppi fronti.

Un processo di triage guidato dalla leadership

Il processo di selezione upstream prevede un potente meccanismo di triage. Tutti i progetti in pipeline vengono analizzati sulla base di due criteri chiave: il valore che portano all’azienda e il costo del ritardo (cost of delay), ovvero il valore economico che l’azienda perde per ogni settimana o mese in cui un progetto non è ancora stato realizzato. Fatto il triage, solo i progetti che la nostra capacità effettiva può sostenere vengono approvati e avviati. E gli altri?

“Tutti gli altri? Aspettano, semplicemente.”

Questa disciplina è ciò che distingue un’organizzazione matura. Si accetta la realtà della propria capacità e si prendono decisioni difficili ma necessarie, invece di cedere alla pressione di avviare tutto subito.

La gestione del portfolio è una responsabilità della leadership aziendale. Il WIP limit a valle e la selezione dei progetti a monte vengono discussi e approvati dal comitato direttivo, che include l’amministratore delegato e i direttori. Questo garantisce un allineamento tra le decisioni operative e la visione strategica.

I benefici: meno sprechi, più valore

I vantaggi di questo approccio sono immediati e tangibili. In primo luogo, si evita lo spreco più grande: avviare lavori che non si ha la capacità di completare. In secondo luogo, ci si concentra esclusivamente sui progetti a più alto valore, massimizzando il ritorno sull’investimento della nostra capacità. Infine, si crea un sistema prevedibile e sostenibile. In sintesi, si passa dal “caos della speranza“, dove si avvia tutto sperando che qualcosa finisca, alla “disciplina del valore“, dove ogni token di capacità è investito deliberatamente per ottenere il massimo impatto strategico. Ma cosa succede quando le ambizioni future superano la capacità attuale? È il momento di guardare oltre l’ottimizzazione e pensare a come far crescere il sistema.

Guardare al futuro: come “elevare il sistema” aumentando la capacità

Una volta che il sistema è stabile e prevedibile, la conversazione strategica si sposta naturalmente verso il futuro: “come possiamo raggiungere obiettivi ancora più ambiziosi?” La risposta è “elevare il sistema“, ovvero aumentare la capacità produttiva dell’organizzazione. Questo, infatti, è un obiettivo strategico per i budget del 2026 e 2027 della nostra azienda.

Tuttavia, c’è un aspetto cruciale da comprendere: aumentare la capacità non è un cambiamento istantaneo. Non basta assumere nuove persone per vedere un aumento lineare della produttività. L’insegnamento fondamentale è che bisogna iniziare oggi a lavorare per aumentare la capacità, con la piena consapevolezza che i risultati concreti si vedranno solo tra sei mesi o un anno.

Questo ritardo è spiegato dalle dinamiche del cambiamento organizzativo. Quando si inseriscono nuove persone o si formano nuovi team, si verifica inevitabilmente un calo iniziale di produttività. Il tempo necessario per l’inserimento, la formazione e l’integrazione con i team esistenti crea un rallentamento temporaneo prima che la curva della capacità inizi a risalire, superando il livello precedente. È l’impatto economico di dinamiche umane ben note che ogni nuovo team deve affrontare. Ignorare questa dinamica porta a frustrazione e a piani irrealistici. Pianificare l’aumento di capacità significa investire oggi per raccogliere i frutti domani, con pazienza e visione di lungo termine.

Conclusione: un budget basato sulla realtà, non su ipotesi astratte

Fare proprio un approccio al budgeting basato su Kanban significa operare una trasformazione profonda, che va ben oltre i numeri su un foglio di calcolo. Significa scegliere la realtà come fondamento della propria strategia. I benefici di questo metodo sono chiari e di forte impatto:

  • Passaggio da un processo “politico” a uno basato sui dati: le decisioni non sono più il frutto di negoziazioni o della voce più autorevole, ma sono guidate da misurazioni empiriche di capacità e throughput. La realtà dei fatti diventa il principale arbitro.
  • Allineamento strategico con la realtà operativa: l’azienda si impegna solo su ciò che può realisticamente portare a termine. Questo non solo massimizza il valore effettivamente realizzato, ma allinea le ambizioni della leadership con le reali possibilità operative dell’organizzazione.
  • Prevedibilità e riduzione dello stress: eliminando le false promesse e il sovraccarico sistematico, si crea un ambiente di lavoro più sostenibile. La fiducia aumenta, perché le persone e i team sanno che gli impegni presi sono realistici e che il sistema è progettato per il loro successo.

In definitiva, questo non è solo una tecnica di budgeting. È un modo per costruire un’organizzazione più matura, resiliente e consapevole. È la scelta di fare della realtà, con i suoi limiti e le sue potenzialità, il più grande alleato strategico per una crescita sostenibile e di valore. La domanda, quindi, non è se la vostra azienda può permettersi di adottare questo approccio, ma se può ancora permettersi di basare il proprio futuro su ipotesi astratte.

Ho pubblicato originariamente questo articolo per il portale Kanban Help, al quale collaboro insieme al collega Luca Gambetti.
Visita Kanban Help – www.kanban.help – per conoscere gli strumenti formativi e di coaching che ti possono aiutare a introdurre il metodo Kanban nella tua azienda.

Migliora il tuo Project Management con Kanban: il Kanban Project, Programme e Portfolio Management

Il metodo Kanban ha avuto, fin dalle sue origini, i progetti nel proprio perimetro di applicazione. Nato per gestire i flussi di lavoro dei team IT, il metodo Kanban è stato da subito applicato anche per gestire il lavoro degli stessi team IT quando questi sono impegnati in un progetto.

A partire dagli informatici, la comunità dei project manager si è quindi sempre più interessata al metodo Kanban. Ho già citato in un precedente articolo l’intervento di David J Anderson, creatore del metodo Kanban, al PMI Poland Chapter Congress 2013. Successivamente il metodo Kanban è stato via via menzionato in varie pubblicazioni di project management. Il manuale PRINCE2 Agile del 2015 fa riferimento esplicitamente al metodo Kanban tra le tecniche di product delivery (dedicandogli un capitolo ben fatto) la guida al PMBoK 6th Ed. del 2017 lo cita brevemente (un paragrafo) tra le tecniche di schedulazione, la guida al PMBoK 7th Ed. del 2021 lo cita più diffusamente rispetto alla precedente seppure in modo poco organico.

Teodora Bozheva, co-autrice insieme a David J Anderson del Kanban Maturity Model (KMM) ha ribaltato questa visione residuale e pubblicato nel 2023 una guida specifica dal titolo KPPM – Kanban Project, Programme e Portfolio Management – A map to business agility: il metodo Kanban non più visto all’interno di un progetto come semplice modalità di gestione operativa del delivery, ma più propriamente come leva strategica per supportare una migliore gestione non solo dei progetti aziendali, ma anche dei programmi e del portfolio aziendale di programmi e progetti.


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Riassumo qui di seguito i concetti principali che stanno alla base del Kanban Project, Programme e Portfolio Management, tratti dal libro.

Il pensiero fondativo del Kanban Project, Programme e Portfolio Management (KPPM)

Il KPPM adotta un approccio scientifico e orientato al problem-solving per la gestione del lavoro di progetto e affronta le sfide reali delle organizzazioni di progetto.
Il KPPM si basa su tre elementi fondamentali:

  • Systems thinking (pensiero sistemico)
  • Flow thinking (pensiero sulla gestione dei flussi)
  • Sviluppo di una cultura collaborativa e purpose-driven

Le conoscenze alla base di questi concetti esistono da decenni anche se sono poco conosciuti e applicati nelle aziende di servizi. Il pensiero sistemico in Kanban si basa sulle opere di W. Edwards Deming, Russell Ackoff, Peter M. Senge, Donella Meadows e altri.
Il pensiero sulla gestione dei flussi fa riferimento alla Teoria dei Vincoli (TOC) di Eliyahu Goldratt, a Principles of Product Development Flow di Donald Reinertsen, al Toyota Procution System e al Lean Thinking. L’applicazione di questi concetti all’interno del metodo Kanban hanno portato allo sviluppo del Kanban Maturity Model (KMM) che definisce un insieme di valori culturali e pratiche che aiutano a migliorare i risultati di un’organizzazione in modo evolutivo.

Il KPPM amplia e adatta alle organizzazioni di progetto il Kanban Maturity Model (KMM).
Il KPPM non è un nuovo metodo di gestione dei progetti. Descrive pratiche che affrontano le sfide croniche della gestione dei progetti, programmi e portfolio e che integrano le conoscenze e i metodi esistenti in materia di project management. Il modello può essere applicato anche in combinazione con metodi Agili, quale ad esempio Scrum.

Systems thinking (pensiero sistemico)

Il Systems Thinking è un modo di vedere un’organizzazione come un sistema di parti interconnesse e di comprendere i suoi comportamenti e risultati come prodotto delle interazioni tra le parti.

I risultati che un’azienda ottiene dipendono dalle azioni congiunte delle sue unità aziendali. Risposte adeguate a circostanze sfidanti possono generare un vantaggio aziendale. Decisioni inadeguate su una buona opportunità potrebbero sprecarla.

Il miglioramento dei risultati di un’organizzazione richiede la focalizzazione su obiettivi comuni, comunicazione e sincronizzazione puntuale, rapidità decisionale e capacità di adattamento. Senza la comprensione dello scopo, le azioni di miglioramento diventano prive di significato e comportano uno spreco di tempo, energia e investimenti. Allo stesso modo, senza la comprensione di come le interazioni tra le unità dell’organizzazione influiscono sui risultati, non è possibile identificare la causa principale dei problemi attuali e proporre un trattamento adeguato che la risolva.

Il Systems Thinking aiuta a prendere decisioni informate che risolvono i problemi dell’organizzazione a partire dalle cause principali e migliorano i risultati complessivi. I manager iniziano a prendere decisioni informate basate sulla comprensione dell’azienda come sistema e sui dati.

Flow thinking (pensiero sulla gestione dei flussi)

La gestione del lavoro con i sistemi kanban consiste nel creare un flusso di lavoro stabile e controllato attraverso un sistema a capacità finita.

Deve esserci una giusta corrispondenza tra i flussi di lavoro, i materiali (o le forniture), le operation, la comunicazione con i clienti e i fornitori per sviluppare e consegnare con successo i risultati dei progetti. Una kanban board deve visualizzare chiaramente lo stato del lavoro in corso (WIP – Work in Progress) e di quello in attesa di essere iniziato. Sia i sistemi sovraccarichi che quelli sottoutilizzati producono risultati non ottimali. In condizioni di forte pressione e stress, gli individui perdono tempo nel multitasking e commettono errori. La loro capacità di consegna e la qualità del prodotto e del servizio peggiorano. I progetti cominciano a ritardare, aumentano i costi e peggiorano la soddisfazione dei clienti e degli stakeholder.

Per migliorare i risultati complessivi dei progetti, le organizzazioni devono utilizzare la loro capacità in modo opportuno. Dare priorità e selezionare un numero sufficiente di progetti da far passare attraverso il sistema garantisce una gestione ben focalizzata e un alto morale dello staff. Per lo stesso motivo, i problemi che bloccano il flusso di lavoro del progetto a causa di informazioni mancanti, attese o rilavorazioni, devono essere risolti il prima possibile.

Creare e sostenere un flusso di lavoro stabile coinvolge tutte le persone dell’organizzazione e richiede la cooperazione con clienti e fornitori. Allo stesso tempo, la creazione di un flusso è vantaggiosa per tutti i livelli dell’organizzazione. A livello operativo, le persone godono di un lavoro focalizzato e di un carico adeguato. I project manager sfruttano i dati di flusso per migliorare la prevedibilità e rispettare con sicurezza le scadenze importanti. I responsabili aziendali apprezzano l’aumento della produttività e dei risultati ottenuti, nonché la maggiore capacità dell’organizzazione di stabilire le priorità e di adattarsi ai cambiamenti del contesto aziendale.

La soluzione è quindi migliorare il flusso dei progetti attraverso una gestione accurata della capacità disponibile piuttosto che espandendo il sistema. Migliorare attraverso processi efficienti è molto più conveniente che cercare nuove persone e investire in strutture e attrezzature.

Sviluppo di una cultura collaborativa e purpose-driven

La cultura è una questione di valori condivisi e di modi di pensare, decidere e comportarsi. I valori e gli obiettivi comuni consentono l’introduzione di pratiche e norme appropriate. La giusta combinazione di principi e pratiche pertinenti porta al raggiungimento di risultati migliori.

Le pratiche semplici che migliorano l’adattabilità delle persone rafforzano le loro abitudini e la motivazione a continuare a migliorare. La padronanza di nuovi modi di lavorare incoraggia nuovi comportamenti. Le pratiche KPPM impegnano le persone a promuovere una cultura di collaborazione, focalizzazione su un obiettivo comune, apprendimento continuo e adattamento.

Panoramica del Kanban Project, Programme e Portfolio Management (KPPM)

Il KPPM comprende un insieme di Principi, Pratiche e Valori culturali che aiutano le organizzazioni a e a prosperare in un ambiente di business mutevole e incerto.

Principi del KPPM

I principi del KPPM definiscono le basi del pensiero, del comportamento e dell’azione in una organizzazione adattiva.

  • Visibilità Pensare in maniera olistica e visualizzare il lavoro, le informazioni sullo stato del lavoro e altri dati necessari per prendere le decisioni a tutti i livelli dell’organizzazione.
  • Focus Focalizzare le azioni sulle richieste del cliente e sul purpose del business.
  • Flusso del valore continuo e bilanciato Creare un flusso continuo e bilanciato di risultati per gestire efficacemente anche il bilanciamento tra richieste del cliente, priorità, rischi e la capacità del sistema di produrre valore.
  • Feedback rapidi Implementare cicli di feedback rapidi sia all’interno dell’organizzazione, che con clienti, fornitori e mercato, per mantenere sincronizzato il sistema aziendale di creazione del valore.
  • Cultura collaborativa e purpose-driven Coltivare una cultura della trasparenza, della collaborazione, del pensiero orientato ai risultati e dell’adattamento continuo.

Struttura del KPPM

Il KPPM estende il Kanban Maturity Model (KMM) con ulteriori idee che sono state adattate dalla Teoria dei Vincoli (TOC) e da Lean, e adatta le pratiche del KMM per rispondere alle esigenze delle organizzazioni di progetto.

Livelli evolutivi

Il KPPM è suddiviso su quattro livelli evolutivi:

  • EL1 Team-Focused I team sono autonomi ma non sincronizzati.
  • EL2 Customer-Driven I team sono sincronizzati in un flusso end-to-end di progetto.
  • EL3 Oucome-Driven Tutti gli obiettivi del delivery system vengono continuamente raggiunti attraverso un flusso bilanciato e sostenibile
  • EL4 High Performing Risultati aziendali di rilievo grazie alla cultura dell’eccellenza e del miglioramento continuo

Pratiche

Le organizzazioni di progetto devono pianificare il lavoro, monitorare l’esecuzione di progetti, programmi e portfolio (incluso quello strategico), apprendere e adattarsi ai cambiamenti e misurare i propri risultati.

A supporto di queste attività il KPPM definisce quattro gruppi di pratiche:

  • Plan 9 pratiche basate sulle pratiche generali Kanban Visualizza e Gestisci il Flusso
  • Communicate and align 45 pratiche basate sulle pratiche generali Kanban Visualizza, Implementa Cicli di Feedback ed Esplicita le Policy
  • Monitor and adjust 24 pratiche basate sulle pratiche generali Kanban Visualizza, Gestisci il Flusso ed Esplicita le Policy
  • Learn and adapt 9 pratiche basate sulla pratica generale Kanban Migliora Collaborando, Evolvi Sperimentando

Valori culturali

I valori culturali promossi dal KPPM, suddivisi per livello evolutivo, sono:

  • EL1 Team-Focused
    • Transparenza
    • Collaborazione
    • Prendere iniziativa
  • EL2 Customer-Driven
    • Coordinamento tra team di specialisti e fornitori
    • Atti di leadership
    • Rispetto
    • Fiducia
    • Cambiamento evolutivo
  • EL3 Oucome-Driven
    • Fitness for Purpose
    • Leadership a tutti i livelli
    • Accordo e comprensione comune
    • Unità e allineamento
    • Bilanciamento
    • Servizio al cliente
    • Risultati e conquiste di breve termine
    • Apprendimento sperimentale
  • EL4 High Performing
    • Capacità di anticipare piuttosto che di reagire
    • Capacità di migliorare continuamente
    • Equità
    • Sviluppo della leadeship

Conclusione

Lo sviluppo dell’agilità organizzativa, anche nella gestione di progetti, programmi e portfolio, è un percorso da far progredire nel tempo. Gradualmente coinvolge tutto il personale dell’azienda nella revisione e adattamento dei processi organizzativi e delle policy, in modo tale che l’azienda possa adattarsi e avere successo nell’attuale ambiente di business mutevole. Il metodo Kanban e il KPPM possono supportare efficacemente questo percorso.

Prossimamente pubblicherò su questo blog alcuni brevi casi pratici esemplificativi di applicazione del KPPM a progetti aziendali ai quali ho patecipato.

Bibliografia:
Teodora Bozheva | KPPM – Kanban Project, Programme e Portfolio Management – A map to business agility
David J Anderson – Teodora Bozheva | Kanban Maturity Model (2nd Edition) | Kanban University Press

Ho pubblicato originariamente questo articolo per il portale Kanban Help, al quale collaboro insieme al collega Luca Gambetti.
Visita Kanban Help – www.kanban.help – per conoscere gli strumenti formativi e di coaching che ti possono aiutare a introdurre il metodo Kanban nella tua azienda.